Excalibur 2026, dietro le quinte della maxi - emergenza: il racconto di chi l’ha vissuta da “paziente”
Apocalisse all’Abbazia di San Galgano. Non è un film di fantascienza né il titolo a effetto di qualche giornale sensazionalistico, ma è la situazione che l’Unione Operativa Complessa 118 Siena – Grosseto dell’Azienda USL Toscana Sud Est è riuscita a ricreare in occasione dell’esercitazione di maxi - emergenza svoltasi lo scorso 27 settembre. Una giornata che ha mobilitato tantissime professionalità, associazioni, e tante persone, come me, che hanno fatto da cavie, ovvero vittime del crollo durante un matrimonio che era “il tema” al centro dell’emergenza. Per noi “cavie”, in realtà, il lavoro è iniziato settimane prima del via ufficiale. Dietro pochi minuti di esercitazione sul campo c’è una macchina organizzativa invisibile e monumentale, fatta di valanghe di informazioni, gruppi WhatsApp che bollono a ogni ora, casi clinici da assegnare meticolosamente e mille domande per limare ogni singolo dettaglio. Tutto questo nell’assoluto silenzio, da parte nostra, per non far trapelare informazioni.
Questo evento ha richiesto uno sforzo straordinario da parte di chi lo ha coordinato, dimostrandosi sempre disponibile, presente e paziente nel rispondere a ogni nostro dubbio e nel guidarci passo dopo passo. Prepararsi a simulare un’emergenza non è un gioco: richiede studio e un supporto logistico impeccabile, affinché ogni tassello si incastri alla perfezione quando scatta il cronometro. Il giorno dell’evento, questa meticolosa preparazione ha incontrato la maestria dei truccatori delle associazioni di volontariato. Trasformare decine di persone in “pazienti” da codice rosso, giallo o verde richiede tecniche quasi cinematografiche, unite a una profonda conoscenza clinica. Ferite riprodotte nei minimi dettagli, emorragie simulate e volti segnati dallo shock: il loro lavoro non è semplice estetica, ma uno strumento formativo fondamentale. Più la finzione è accurata, più il personale sul campo viene spinto a mantenere alta la concentrazione, applicando i protocolli esattamente come farebbe in una situazione reale.
Nel mio caso, lo scenario si è sviluppato all’interno di una stanza buia e fumosa, con musica a tutto volume, dove ho dovuto interpretare una severa crisi asmatica. Vivere l’esercitazione da simulatore significa entrare anima e corpo nel personaggio: replicare la fame d’aria, la respirazione faticosa e l’ansia crescente di chi non riesce a respirare richiede uno sforzo fisico e psicologico notevole. Da quella posizione ho vissuto l’azione da una prospettiva ribaltata. Ho sperimentato in prima persona l’irruzione e l’intervento dei soccorritori: lo sguardo dei volontari delle associazioni, dei Vigili del Fuoco e dei professionisti sanitari dell’Azienda USL che passa, in un secondo, dalla tensione dell’attesa alla massima concentrazione professionale. Sentire la precisione delle loro domande, osservare la gestione dell’ossigenoterapia e percepire la fermezza con cui cercavano di tranquillizzarmi mentre simulavo di perdere le forze regala un’emozione potente. Come simulatori si avverte una responsabilità cruciale: offrire a queste squadre uno scenario il più ostico e fedele possibile. Perché è proprio mettendosi alla prova e testando oggi i propri limiti, all’interno di un perimetro protetto, che domani si potranno salvare vite umane nei contesti reali.
Un plauso immenso va a chi ha orchestrato tutto questo con infinita disponibilità, allo straordinario team dei truccatori e a tutti i colleghi simulatori che hanno messo la propria voce, il proprio corpo e il proprio tempo al servizio della sicurezza di tutti.
Carla Raddavero
Consigliera OPI Siena





